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Lasciar morire per poter far nascere
di Franco Bottalo
 
 


Sembra che il mondo corra verso la fine di questo millennio con uno smodato desiderio di iniziare “qualcosa di nuovo”, con un’ansia pressante di vivere in un mondo cambiato (in meglio per noi s’intende), con una convinzione e volizione che tutto sarà meglio e preparandosi quindi a festeggiare questo meglio al meglio.
L’ansia è tale che si è soprasseduto con sorprendente facilità a “dettagli” non proprio trascurabili, quali il fatto, ad esempio, che il millennio non finisca il 31 dicembre dell’anno 1999, ma il 31 dicembre del 2000, al fatto che indagini storiche abbiano appurato che comunque il 2000 dopo Cristo è già avvenuto quattro anni fa, o ancora, il fatto che, da un punto di vista astronomico e anche energetico, l’anno finisca e inizi con il solstizio d’inverno e non il 31 dicembre, data inventata in era cristiana per non farla coincidere con le festività pagane del solstizio d’inverno.
Dati storici e astronomici o riflessioni di semplice matematica non interessano, ciò che è pressante e irrimandabile è iniziare qualcosa di nuovo!
Ciò che purtroppo sfugge, o si vuol lasciar sfuggire, è il fatto evidente che per far nascere qualcosa di realmente nuovo è necessario far morire qualcosa di vecchio, di vecchio nel senso di compiuto. Lo Jue Yin della Medicina Cinese che molti di voi ben conoscono e che termina al punto F14 “Qi Men”, “Porta del ciclo”. Ultimo punto del ciclo dei 12 Canali principali, porta da cui l’energia, completato appunto il suo ciclo, va in profondità, che nel corpo è il torace, non a caso associato alla stagione dell’inverno.
Gli alberi devono spogliarsi completamente di ogni apparente traccia di vita, la terra deve restare fredda, nuda e scura e la vita va cercata sottoterra, in profondità, poiché è qui che dimora il seme della nuova primavera. La primavera non può avere avvio se non c’è questa immersione nel freddo oscuro che è la fine di qualcosa e diviene il caldo oscuro di un nuovo inizio (il seme sotto la neve che lo protegge, il bimbo nel ventre oscuro della madre…), fino al luminoso nascere.
Tutte le tradizioni antiche ribadiscono e celebrano la fine del vecchio per dar spazio al nuovo, ma ultimamente si è trascurato il primo aspetto per dare totale spazio al secondo. Siamo in una società che non vuol sentir parlare di morte, foss’anche la morte di un anno, di una stagione o di un giorno; vogliamo solo la vita. E così siamo già morti. E così andiamo a letto con ansia e insonnia perché ci è difficile accettare perfino che muoia il singolo giorno!
Abbiamo dimenticato totalmente il “lasciar andare”, il lasciar morire ciò che deve morire, perché possa far spazio alla nuova vita. Si può far fatica a lasciar morire un preconcetto, una relazione, un’idea; anche una pressione.
Il solstizio d’Inverno è il momento in cui l’energia Yin raggiunge il suo culmine e si completa il processo di interiorizzazione, “l’Anima” si raccoglie in profondità, nell’oscurità, per trovare lo slancio del rinnovarsi della vita. E’ quindi un momento in cui raccoglimento e ascolto sono particolarmente importanti. C’è bisogno di molto silenzio per poter cogliere il rumore del seme che cresce sotto la neve. Questo periodo dell’anno è quindi il momento più propizio per lasciar morire ciò che deve morire. Potrà essere una nostra relazione o un certo modo di vivere una nostra relazione, potrà essere un lavoro o una modalità di lavoro che non ci appartiene più, potrà anche essere accettare la morte fisica di qualcuno che ha concluso il suo ciclo, magari anche tempo fa, ma che non riusciamo a lasciar andare dentro di noi. L’energia di questi giorni è propizia e ci aiuta a “lasciar andare” ciò che va lasciato andare; facciamolo allora. Potremo forse allora davvero congedarci da questo millennio, qualunque sia stata la sua data d’inizio o fine, dalle sue brutture, dalla sua violenza, dal suo dolore cieco perché senza un senso o una meta, dalla sua avidità e frenesia e seppellirlo. Seppellirlo sapendo che è qualcosa dentro di noi che seppelliamo; è la nostra avidità, la nostra violenza, la nostra bruttura e dolore che lasciamo andare. Se ci sentiamo più affini con il Fuoco che con la Terra, potremo dargli fuoco, è quello che in molte tradizioni si fa a fine anno: dar fuoco all’anno vecchio, ai nostri desideri logori, ai nostri schemi mentali inariditi, al nostro modo di relazionarci sterile, alle nostre fantasie che sono come treni senza binari. Il Fuoco purifica, lascia solo delle ceneri e queste ceneri sono il concime più fertile per far nascere il nuovo. Non tutto il nuovo sarà perfetto e scintillante, sarà anch’esso dedicato a logorarsi con il tempo e ad essere bruciato 365 giorni dopo o mille anni dopo, che importa. Ogni anno le foglie cadono e ogni anno ricrescono, ma l’albero cresce sempre più solidamente radicato nella terra e sempre più potentemente proteso verso il cielo.
Buon millennio, Buon secolo, Buon anno e Buon giorno

Tratto da "Shiatsu Xin Informa" n. 0 (dic. '99)

 
     
     
 
 
   
   
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